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JOSEPH HILL (January 22, 1949– August 19, 2006)

Selected
discography
a cura di Pier Tosi.
Il 19 agosto 2006 è improvvisamente scomparso
colto da un malore a Berlino Joseph Hill, importantissimo leader dei Culture,
indubbiamente uno dei più importanti gruppi roots risalenti agli
anni settanta. Era nato il 22 gennaio 1949 a St. Catherine in Giamaica
ed aveva solamente 57 anni, appariva negli ultimi concerti in ottima forma
fisica e niente faceva presagire la sua scomparsa. Dalle prime notizie
sembra che il fatto che Joseph non ci sia più non fermerà
i Culture: il figlio Kenyatta Hill abbandonerà il suo ruolo di
live engineer della band per sostituire il padre come cantante solista
addirittura per finire il corrente tour. Probabilmente sentiremo parlare
nei prossimi anni dei Culture, almeno come band-tributo dell’attività
del suo fondatore e principale protagonista. Joseph Hill ha fatto il suo
ingresso nel mondo musicale alla fine degli anni sessanta come percussionista
e vocalist dei Soul Defenders, una band della zona di Linstead attiva
nel circuito degli hotels e night clubs. La qualità di questo gruppo
è certificata dal fatto che per un certo periodo i Soul Defenders
furono la in-house band a Studio One registrando molte basi per Coxsone
Dodd a Brentford Road tra la fine degli anni sessanta e l’inizio
degli anni settanta. Il brano più importante registrato dai Defenders
è probabilmente ‘Picture on the wall’ di Freddie McKay,
anche se nei primi anni settanta escono una decina abbondante di strumentali
a loro nome sulle etichette Supreme, Studio One, Money Disc ed Iron Side,
tutte legate alle produzioni di Coxsone.
Il mitico produttore mette anche alla prova Joseph Hill come cantante
e nel biennio 1971-72 la sua voce solista compare in ‘Take me girl’,
uscita a nome Neptunes e in ‘Behold’, accreditata già
ai Culture. La sua esperienza a Brentford Road finisce presto e Joseph
si ritrova di nuovo nel circuito delle bands che si esibiscono negli hotels
della costa nord dell’isola. All’inizio del 1976 suo cugino
Albert Walker gli sottopone l’idea di fondare un gruppo vocale:
i primi Culture sono così un trio comprendente Joseph Hill, Albert
Walker e Kenneth Dayes. La vera svolta del gruppo è rappresentata
dall’ingresso nel camp di artisti di uno dei più importanti
produttori del periodo e cioè Joe Gibbs: nel 1977 il trio lavora
duramente in studio con Gibbs ed Errol Thompson ad alcune decine di canzoni
che usciranno nei tre albums ‘Two seven clash’ (1977), ‘Baldhead
bridge’ (1978) e ‘More culture’ (1981). I Culture raggiungono
un notevole successo già con il disco d’esordio ‘Two
seven clash’. La title track in particolare parla della profezia
Rasta che vuole che l’anno con i ‘due sette che si scontrano’
sia un anno particolarmente terribile ed i riferimenti sono alla turbolenta
situazione politica e sociale in Giamaica ed alle centinaia di morti dovuti
alla lotta tra gangs legate al potere politico. Nel dicembre 1976 anche
Bob Marley è stato vittima di un attentato e di coneguenza ha lasciato
l’isola per un lungo periodo d’esilio. Varie produzioni Joe
Gibbs come per esempio ‘State of emergency’ di Joe Gibbs &
Professionals, ‘Under Heavy manners’ di Prince Far I ed il
materiale dei Culture hanno un grande successo in Inghliterra tra i seguaci
del movimento punk che si rendono conto delle grande affinità tra
le istanze sociali dei Rasta e la loro volontà di cambiamento del
sistema. In varie interviste del periodo, Johnny Rotten dei Sex Pistols
indica ‘Two seven clash’ tra i suoi albums preferiti. Nonostante
il successo le cose non vanno bene al gruppo: Errol Thompson e Joe Gibbs
usano modi dittatoriali con i loro artisti ed a dispetto di un trattamento
economico non proporzionale alle vendite i modi di Gibbs arrivano quasi
alle minacce. Joseph Hill e soci iniziano a guardarsi intorno per cambiare
etichetta: un primo tentativo li vede registrare varie canzoni agli Harry
J studios ma purtroppo questo materiale verrà realizzato senza
il consenso del gruppo nel bootleg del 1978 ‘Africa stands alone’.
Prima che finisca il 1977 comunque i Culture lasciano definitivamente
l’accoppiata Gibbs/Thompson: la produttrice Sonia Pottinger aveva
aiutato il gruppo ad ottenere i passaporti per il loro primo tour inglese:
alla morte di Duke Reid nel 1974 questa signora ha rilevato il catalogo
Treasure Isle e l’utilizzo degli omonimi studi dove il produttore
esecutivo è il giovane e talentuoso Errol Brown. La scelta quindi
è quasi spontanea e già alla fine del 1977 escono i primi
singoli dei Culture sull’etichetta High Note di Sonia Pottinger.
Vari brani già registrati per Joe Gibbs e tutti quelli ‘bootlegati’
in ‘Africa stands alone’ vengono ri-registrati in nuove versioni
e gli ottimi frutti del lavoro a Treasure Isle sono gli albums ‘Harder
than the rest’ (1978), ‘Culture in dub’ (1978), ‘Cumbolo’
(1979) e ‘International herb’ (1979). La fama della band è
accresciuta dal fatto che ‘Harder than the rest’ ed ‘International
herb’ sono distribuiti in tutto il mondo dalla Frontline, sussidiaria
della Virgin specializzata in reggae. Il 22 aprile 1978 il gruppo partecipa
insieme a Bob Marley & Wailers, Peter Tosh ed Inner Circle allo storico
One Love Peace Concert al Kingston National Stadium. Nel triennio 1977-79
la band ha prodotto senz’altro i suoi migliori frutti e dato alle
stampe materiale che resterà tra i vertici creativi raggiunti dal
roots reggae di questo periodo: Culture hanno un tocco melodico inconfondibile
ed infondono nella loro musica la carica di ribellione del Rastafarianesimo
ma anche la gioia della musica della Giamaica rurale e più autentica.
Il restante materiale non incluso negli albums citati prodotto da Sonia
Pottinger ed Errol Brown uscirà nel 1993 per la Heartbeat nel CD
‘Trod on’. Nel 1980 siamo di fronte ad una nuova svolta: il
gruppo lascia la High Note e dopo aver registrato le poche canzoni che
compaiono nella raccolta ‘Calling Rastafari’ (Nighthawk) nel
1982 il trio vocale si scioglie. Lo stesso anno comunque Joseph Hill torna
alla ribalta usando da solo il marchio Culture: si riavvicina ai Soul
Defenders e con loro registra il bellissimo album ‘Lion rock’
e vola a Londra a registrare le BBC sessions sotto la supervisione del
mitico radio deejay John Peel. Dal 1982 al 1986 Joseph è inattivo
mentre nel mondo del reggae arrivano cambiamenti importanti dapprima con
il calo di popolarità del roots reggae e l’introduzione del
dancehall style e poi con la rivoluzione portata dall’introduzione
dei suoni digitali. Nel 1986 il trio originale si ricompone per due progetti:
il primo è l’album ‘Culture to culture’ in cui
addirittura in ‘Capture Rasta’ cantano su un rifacimento dello
Sleng Teng riddim. In quest’occasione il produttore Alvin GG Ranglin
mixa il materiale dell’album senza il permesso di Mr. Hill suscitando
così le ire della band. L’altro progetto e’ ‘Culture
at work’, prodotto da Blackbeard e Sly & Robbie. Mentre i Culture
sono impegnati in un ‘reunion tour’ che li porta in USA ed
in europa, firmano un contratto con la label americana Shanachie per la
ristampa dei primi albums. Nel 1989 ‘Good things’ è
l’ultimo album che esce anche per una label giamaicana. Come altre
roots bands i Culture rivolgono i loro sforzi crestivi al pubblico fuori
dalla Giamaica e lavorano con strutture statunitensi. La Shanachie pubblica
gli albums ‘Three sides to my story’ (1991) e ‘Wings
of a dove’ (1992) mentre nel 1993 c’è un nuovo dissidio
tra Hill, Walker e Dayes: dopo varie vicissitudini ed anni di inattività
la line-up si assesta con Albert Walker e Joseph Hill affiancati dal nuovo
vocalist Irelano Malomo e dalla backing band statunitense Dub Mystic.
Nel 1996 esce ‘One stone’, affiancato dal duale dub ‘Stoned’
e siamo di nuovo alle prese con una sorta di rinascita. La serie di lavori
eccellenti continua con ‘Trust me’ (1997) ed il bel suono
live dei Dub Mystic è testimoniato dal disco dal vivo ‘Cultural
livity’ (1998). Nel 1999 Albert Walker è sempre con Joseph
mentre il ruolo di terzo vocalist è preso da Telford Nelson. Alla
compattezza delle backing vocals di ‘Payday’ (1999) contribuisce
anche la figlia di Joseph Hill Afrine. Nel 2000 succede una cosa molto
particolare: Joseph Hill collabora con Fatta Marshall & Bulby York,
produttori della label giamaicana Fat Eyes per un disco che ha un suono
dalla Giamaica contemporanea ed ospiti come Tony Rebel, Marcia Griffiths
e Morgan Heritage. Stiamo parlando di ‘Humble african’ che
per chi vi scrive è l’ultimo capolavoro di Joseph Hill. Lo
stesso anno il mitico dub-master Scientist sottopone al suo trattamento
‘Payday’ ed esce il duale dub ‘Scientist dubs Culture
into a parallel universe’. A parte un paio di dischi live il 2003
è l’anno dell’ultima uscita in studio riguardante Joseph
Hill: si tratta dell’ottimo ‘World peace’. Non sappiamo
cosa riservi il futuro al marchio Culture al di la di quanto accennato
all’inizio dell’articolo. L’ultimo ricordo di chi vi
scrive è quello di un magnifico concerto nel luglio 2004 all’esordio
dei Culture al Rototom Sunsplash.: durante il pomeriggio un rilassatissimo
e solare Joseph Hill si era intrattenuto a lungo tra le bancarelle del
festival felice di incontrare la sua gente.
(ringraziamo Jim Dooley e Carter Van Pelt per le informazioni
tratte dal numero monografico della fanzine '400 Years' dedicato ai Culture
nel 1996)
CULTURE
DISCOGRAPHY (Albums)
Two seven clash (Joe Gibbs Music 1977)
Baldhead bridge (Joe Gibbs Music 1978)
Harder than the rest (High Note 1978)
Culture in dub (High Note 1978)
Africa Stands alone (April Rec. 1978)
Cumbolo (High Note 1979)
International herb (High Note 1979)
More Culture (Joe Gibbs Music 1981)
Lion rock (Sonic Sounds 1982)
Culture at work (Blue Mountain 1986)
Culture at culture (Music Track 1986)
Nuff crisis (Blue Mountain 1988)
Good things (Blue Mountain 1989)
Three sides of my story (Shanachie 1991)
Wings of a dove (Shanachie 1982)
Trod on (Heartbeat 1993)
One stone (RAS 1996)
Stoned (RAS 1997)
Trust me (RAS 1997)
Cultural livity - Culture live 1998 (RAS 1998)
Payday (RAS 2000)
Humble african (VP 2000)
Scientist dubs Culture into a parallel universe (RAS 2000)
Live in Africa (RAS 2002)
Live in Negril (Roots & Culture 2003)
World Peace (RAS 2003)
Raccolte:
Vital selection (Virgin Frontline 1981)
Too long in slavery (Virgin 1990)
Stronger than ever (Rocky One 1990)
17 chapters of Culture (Sonic Sounds 1992)
Strictly Culture (Music Club 1994)
Ras portraits (RAS 1997)
Production something (Heartbeat 1998)
Natty never get weary (Revolver 2003)
Rare and unreleased dub (Revolver 2003)
This is crucial reggae (RAS 2004)
Singoli selezionati:
I'm not ashamed (Joe Gibbs 7", 1977)
See them a come (Joe Gibbs 7", 1977)
Stop the fighting (High Note 7", 1977)
Trod on (High Note 7", 1977)
Two seven clash (Joe Gibbs 7", 1977)
Baldhead Bridge (with Ranking Joe: Joe Gibbs 12", 1977)
Peace truce (with Errol Scorcher: High Note 12", 1977)
Dog a nyam dog (High Note 7", 1978)
Natty never get weary (High Note 7", 1978)
Payaka (High Note 7", 1978)
Zion gate (Joe Gibbs 7", 1978)
Down in Jamaica (High Note 7", 1979)
International herb (High Note 7", 1979)
This train (High Note 7", 1979)
Lion rock (Sonic Sounds 7", 1982)
Capture Rasta (Music Track 7", 1985)
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