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Rototom Sunsplash 2001
Parco del Rivellino - Osoppo (Udine)
... domenica
1 luglio
(Pier Tosi)
Il giorno seguente uno splendido sole e' tornato sul parco ed intorno
alle 13 la luce ed il colpo d'occhio sono veramente esaltanti quando Aisha,
Tippa Irie ed Everton Blender salgono sul palco per recuperare, seppur
in forma ridotta lo spettacolo perso la sera precedente accompagnati dalla
Dub Tribe Band di Eddie Robotiks.
Aisha e' la prima ad esibirsi proponendo una breve porzione del
suo spettacolo roots con la solita enorme simpatia e carica umana, ed
annunciando anche l'uscita di un suo nuovo CD prodotto da Tony Tribulation
a cui auguriamo veramente tanta fortuna.
Dopo di lei e' il turno di Tippa Irie che scalda la gente con
enorme mestiere ed il suo raggamuffin style. Lo stile di Tippa Irie dimostra
una grande tecnica nello scandire le sue rime perfettamente comprensibili,
ed anche se Mr. Irie non e' uno dei deejays del momento la gente mostra
di gradirlo molto fino alla fine in cui con 'No talent' se la prende giustamente
con le bands artificiali stile Spice Girls, mimandone addirittura i balletti.
Dopo Tippa, attesissimo arriva Everton Blender in tuta mimetica
e tam giallo-rosso-verde e prende subito in mano la situazione: abbiamo
gia' visto in varie occasioni Blender in Italia e conosciamo bene la sua
qualita' di cantante e l'impressione istantanea e' che l'uomo sia in ottima
forma e che la performance che segue sia di ottimo livello. Infatti anche
la band lo accompagna piu' che bene e Everton infila uno dopo l'altro
i suoi classici, trascurando pero' un po' il suo nuovo CD appena uscito,
cosi' arrivano 'Lift up your head', 'Ghetto people song', 'Create a sound',
'Family man' ed anche la ormai classica versione acapella di 'Where do
the children play' di Cat Stevens.
Alla fine il set e' un po' piu' breve del solito ma veramente di grande
intensita' ed e' di sicuro una delle migliori esibizioni italiane di Blender
che si sia vista, sicuramente meglio di quella del Sunsplash 1999.
Nel frattempo nel pomeriggio iniziano le esibizioni dei gruppi italiani
selezionati nel palco laterale, a mio avviso troppo piccolo ed un po'
soffocato dalla maestosita' dello stage principale. Di sicuro la selezione
delle bands e' servita a filtrare le innumerevoli richieste di partecipazione,
ma qualcosa ancora di meglio si puo' fare per chi entra nel Rototom Sunsplash
come band minore e quest'anno ha avuto una visibilita' simile a quella
degli altri anni, cioe' probabilmente ancora troppo di basso profilo.
Tocca
quindi ai siracusani Kebana, ai Duboom di Brother D e compagni,
ai francesi Djama ed ai baresi Suoni Mudu' a cercare di
dare il meglio sul palco piccolo in questa prima giornata, finche' non
e' il turno dei Radici Nel Cemento ad aprire le danze sul main
stage.
Nonostante alcuni piccoli problemi tecnici Adriano, Giorgio e compagni
azzeccano una ottima esibizione sfruttando molto bene l'ampio stage ed
il potente impianto e scaldando cosi' la prima audience serale del Sunsplash
2001 peraltro composta da molti loro fans e da persone curiose di vederli
all'azione dopo l'uscita del loro ottimo 'Alla rovescia'.
A questo punto e' il turno degli attesissimi Black Uhuru accompagnati
da Sly Dumbar & Robbie Shakespeare, i leggendari gemelli del ritmo.
L'attacco del concerto e' Party next door', un classico brano dall'album
'Anthem': la cosa che risalta immediatamente e' il modo incredibile in
cui suonano Sly & Robbie. Sly Dumbar addirittura e' veramente pauroso
suonando il suo drum kit con una precisione che lascia senza parole (una
cosa veramente assai rara da vedere in un concerto reggae) ed ottenendo
un suono assai potente con sforzi minimi e con grande compostezza. Robbie
al basso lo segue suonando le tipiche note ritmiche delle b-lines dello
stile Black Uhuru, anche lui con precisione quasi brutale.
Dopo tutte le dispute legali sull'utlizzo del nome Black Uhuru, c'era
il sospetto che questa incarnazione 2001 del mitico gruppo fosse principalmente
l'espediente usato da Duckie Simpson, unico personaggio da sempre a tempo
pieno nei Black Uhuru ma oscurato dai cantanti solisti (nonostante i suoi
indiscussi meriti di songwriter) per guadagnarsi da vivere.
Questa impressione e' confermata dall'atteggiamento fiacco del gruppo
vocale in questa occasione: il giovane solista Andrew Bees ha una
voce veramente interessante, ma evidentemente gli e' semplicemente richiesto
di limitarsi a scimmiottare Michael Rose ed inoltre non cessa di tormentare
il pubblico con asfissianti richieste di cori da stadio praticamente ad
ogni brano.
Per il resto, la corista nonostante si sprechi in danze e' vocalmente
ininfluente e neppure Duckie Simpson ancorato all'eterno ruolo di comprimario
si da abbastanza da fare per risollevare una idea generale di grande piattezza.
Per fortuna ci sono Sly & Robbie assolutamente in crescendo ed e' straordinario
sentirli suonare nella originale interpretazione dello storico 'cutting
edge' style creato per Black Uhuru. Sly continua ad incantare con cambi
e controtempi sempre seguito da Robbie ed il resto della band mentre in
alcune occasioni ed in chiusura questi musicisti dispensano alcuni numeri
di hard rock con chitarra distorta tra il divertente ed il pacchiano.
Vibesonline.net - 2001
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