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Consciousness Sound System


Nella foto: Consciousness Sound in azione


Continua la nostra inchiesta sui Sounds meno famosi o 'emergenti' e per la prima volta prendiamo in esame l'emergentissima scena reggae di Matera andando ad incontrare Consciousness Sound System, una crew a cui e' molto caro il roots & culture . Per contatti martufe@libero.it


D: Quali sono i principali membri della crew?

R: CONSCIOUNESS SOUND SYSTEM è stato fondato da Luca Martufè e Marco Sunshine, ma siamo sempre stati circondati da tanti amici che ci hanno aiutato e sostenuto nell’organizzazione delle serate. Sin dall’inizio abbiamo cercato di coinvolgere più persone possibili nella realizzazione del progetto sound, in modo che ognuno si sentisse coinvolto nell’opera di diffusione militante delle vibes.

D:. In che anno vi siete costituiti e da dove e' nata la passione per il
reggae e la decisione di attivarvi come crew?


R: La crew nasce ufficialmente il 23/12/1999 in occasione della prima dancehall improvvisata nelle campagne materane; già dall’estate precedente si sentiva l’esigenza di suonare i nostri dischi per far arrivare a più gente possibile il messaggio della musica reggae cercando di creare aggregazione culturale e giovanile in una realtà apatica e difficile come quella di Matera.
L’ascolto, su musicassette pirata, di artisti come Bob Marley e Burning Spear, ha accompagnato la nostra infanzia; ma lo stimolo per iniziare quest’esperienza, ci è stato dato dal “sentire” gli impianti auto costruiti di sound come Sattamassagana, I & I project, King Shiloh e Baracca. Non possiamo negare di esser rimasti affascinati dal modo con cui la crew dietro la consolle interagiva con il pubblico e di come questo era avvolto dalla potenza dei bassi…

D: Come puo' essere definita la vostra politica musicale e quali sottogeneri del reggae amate di piu' suonare?

R: Ci consideriamo un sound “vecchia maniera”, diamo molta importanza sia ai pezzi che suoniamo che al messaggio che lo speaker di turno fa giungere alla massive presente.
Cerchiamo di coinvolgere il pubblico, utilizzando il reggae come mezzo di diffusione di cultura non solo musicale ma anche storica e sociale.
Non abbiamo mai sentito il bisogno di suonare liriche omofobiche, abbiamo accolto a braccia aperte l’invito di S.O.S. Jamaica di non suonare”murder music” .
Le nostre selezioni vanno dal roots al rub a dub passando per il dub più mistico made in UK…citando Jah Shaka “suoniamo i dischi non solo per arrivare alle orecchie della gente, ma per raggiungere i loro cuori”. Durante le nostre serate si ascolta anche del buon new roots e qualche pezzo ragga!


D: Avete una serata fissa in cui suonare?

R: Non abbiamo una data fissa in cui esibirci oppure ospitare altri sounds, purtroppo a Matera non ci sono luoghi in cui in cui poterci esprimere costantemente. Dobbiamo aspettare l’estate per poter migrare sul particolare territorio della Murgia, all’ombra di qualche cava di tufo abbandonata…

D: I vostri cinque pezzi reggae di ogni tempo?

Bob Marley - Forever loving Jah
Lone Ranger – Collie dub
Johnny Osbourne – Inflation
Dennis Brown - Whip them Jah
Sizzla & Luciano – Jah Blessing

D: La vostra serata memorabile, quella di cui vi ricordate di piu'?
R: ad ogni serata è legato un ricordo, ma indimenticabili rimarranno le dancehall pirata nelle grotte della Murgia, la danz nell’oasi della Diga di San Giuliano, in cui la luna per tutta la notte ha illuminato il sound riflettendosi nell’acqua. Ultimamente ci è piaciuta la serata a Quasano intitolata “Murgia Reggae Sound Reunion” che ci ha visti protagonisti insieme a Murgia Youth, R.M.C. e I&I; speriamo di poter organizzare la seconda edizione.
Bellissima è stata anche la serata in cui abbiamo festeggiato sei anni d’attività.

D: Cosa ne pensate dell'utilizzo dei dub plates nelle dancehalls?

R: Non ci dispiace recarci ad una dancehall e ascoltare gli specials.
Sicuramente hanno perso il loro valore iniziale, ma non per questo critichiamo chi spende centinaia di euro per caratterizzare le proprie selezioni, è una loro politica musicale che noi rispettiamo.
Noi cerchiamo d’investire i nostri soldi nell’acquisto di componenti tecniche per il sound in modo da migliorarne il suono.
I nostri special sono cantati da amici come Papa Buju di Gravina o il nostro fratello Pedro Wadada, liriche sincere e spontanee.

D:. Come vedete la scena del reggae della vostra zona?

R:Il movimento reggae nella nostra zona è in netta crescita. E’ un movimento spontaneo che ha voglia di lavorare bene. Qui a Matera da un annetto è nata Kianka Town crew, molto attivo è il silecta Gennaroots con le sue rassegne reggae, don Pedroz e la MT Zion crew.
A Roma c’è Frisco Sound, un sound materano nella capitale…con i quali da due estati a questa parte organizziamo una “notte reggae a Matera”,serata che vede la partecipazione della Matera posse a fine agosto; abbiamo dato una mano nel realizzare il cd di Bobo Sind e siamo sempre in stretta collaborazione con i Patchanka Soledada.
Per ultimo, ma non per ultimo, il mitico Vito Vile: l’ambasciatore materano del reggae. Sulla costa jonica lucana domina Brigante Sound di Marconia e la Krikka Reggae. A pochi chilometri da noi ci sono crew storiche come I&I Project, Murgia Youth Promotion che lo scorso anno hanno autoprodotto un loro cd. Una stretta amicizia ci lega a tutta la Bari Posse. Sosteniamo il progetto “REGGAE 4 ETHIOPIA”.

D: Avete un impianto vostro o pensate di costruirvelo?

R: L’impianto sin dalla nascita è stato il nostro pallino…abbiamo sempre pensato che senza impianto una crew non può definirsi un vero e proprio sound system.Attualmente abbiamo auto costruito un piccolo impianto stiamo progettando l’ampliamento della sezione di bassi.
Anche se siamo consapevoli che è sempre più difficile suonare con mastodontici sound, purtroppo mancano gli spazi e quasi sempre i locali hanno i loro service.

D: Quali sono le vostre principali aspirazioni?

R: Il nostro obiettivo principale è quello di diffondere la nostra cultura musicale che di valori come “equal right & justice” ha fatto una bandiera.
La maggiore aspirazione?...beh…sicuramente non vedere più competizione nel reggae fra sounds, band, djs ecc…almeno in Italia, tenendo conto che il movimento reggae nasce con una cultura e caratteristiche proprie.
E’ brutto sentire che una figura storica come Nico Mudù è stata oggetto di lancio di monetine e pietre durante un concerto nel Salento, forse quest’avvenimento non ha a che fare con il reggae, più con il campanilismo…ma quanta della reggae massive ha fatto qualcosa affinché si fermasse quello scempio?
I primi a scendere in campo e a metterci in discussione dobbiamo essere noi, non possiamo consegnare anni di cultura reggae nelle mani dell’ignoranza.
Sappiamo che quest’obiettivo è abbastanza utopico da realizzare ma noi non smetteremo mai di iniziare le nostre danz con “NO MORE REGGAE COMPETITION”.



 

 


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