Burnin' Fyah outta Trieste!
Continua la nostra inchiesta sui Sounds
meno famosi o 'emergenti' e questa volta andiamo a Trieste, terra di frontiera
anche per il reggae ad incontrare Burnin' Fyah, una crew che spinge reggae
nonostante le difficolta' nel trovare i giusti spazi. D: Quali sono i principali membri della crew?
D: Come puo' essere definita la vostra politica musicale e quali sottogeneri del reggae amate di piu' suonare? R: Il nostro sound propone selezioni , a seconda della serata, spaziando volentieri da ritmi bashment a sonorità rocksteady, roots e foundation. Amiamo variare tra i generi con mentalità aperta, anche per non ricadere nell’errore di quei sound che si limitano ad un solo genere, divenendo alla lunga ripetitivi. Riguardo poi alle tematiche dei testi non riteniamo giusto censurare alcun brano, ritenendo che per offrire uno spaccato della musica giamaicana si debba suonare anche tune dalla natura un po’ troppo “badda” e controversa. D: Avete una serata fissa in cui suonare? R: Abbiamo una serata fissa a Trieste dove siamo resident il mercoledì in un locale, il Cibo Matto, che popone da sempre la scena alternativa. Nonostante sia più di due anni che continuiamo a proporre un appuntamento fisso la serata riscuote ancora oggi un buon successo. D: I vostri cinque pezzi reggae di ogni tempo? D: La vostra serata memorabile, quella di cui vi ricordate di piu'? R: La serata più memorabile risale allo scorso anno, è stata il party annuale che organizziamo per la fondazione del sound system, in collaborazione con Mad Volcano (sound di Udine) e Tubet Mc (voce dei DLH Posse, crew hip hop udinese). Pur aspettandoci una serata tranquilla con un pubblico di soli affezionati siamo rimasti sorpresi dal vedere accorrere tantissima gente, arrivando al punto di avere la coda fuori dal locale e continuando la dancehall fino all’alba. D: Cosa ne pensate dell'utilizzo dei dub plates nelle dancehalls? R: La nostra politica riguardo a dubplate e special è favorevole, ma con delle piccole restrizioni. Ovviamente ne possediamo parecchi, ma preferiamo innanzitutto gli artisti italiani ( per dare maggiore sostegno alla scena nazionale), con una particolare predilezione per quelli che utilizzano i vari dialetti locali. Reputiamo inoltre errato il puro interesse commerciale che si affianca a questo fenomeno. Ad esempio, è assurdo pagare via internet e ricevere per mail il brano fatto e finito, uguale a mille altri, senza aver nemmeno visto il cantante in faccia o aver discusso con lui i dettagli esecutivi. D:. Come vedete la scena del reggae della vostra zona? R: La scena reggae nella nostra zona non è troppo estesa, è
indubbiamente meno sviluppata che in altre regioni italiane, ma soprattutto
è molto difficile trovare uno spazio dove potersi esprimere liberamente.
In ogni caso, se si è motivati da passione e tanta voglia di fare,
alcune buone occasioni certo non mancano. R: Non abbiamo un impianto nostro, fino ad ora non ci è mai servito, al massimo lo prendiamo in prestito da un altro sound. Ovviamente ci piacerebbe averne uno nostro, ma a momento le nostre risorse vanno disperse in altre priorità, come tenerci aggiornati sui 7” con frequenza mensile sui nuovi riddim. D: Quali sono le vostre principali aspirazioni? R: Si può dire che la nostra principale aspirazione sia far conoscere e apprezzare le sonorità reggae e bashment, diffondendo assieme alla musica anche parte della cultura legata al fenomeno della dancehall. Sul piano della soddisfazione personale quest’anno abbiamo raggiunto un livello discreto, avendo avuto la possibilità di suonare in una delle yard del Rototom Sunsplash.
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