
STEELA: L'altro reggae del Salento

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A cura di: Pier Tosi
L'eta' media del gruppo è molto giovane
ma stanno suonando assieme da molto tempo ed alla fine del 2006 sono arrivati
al traguardo del primo CD con '1°
livello' prodotto da Madaski e Paolo Baldini degli Africa Unite e
pubblicato dalla Subsonica e cioe' la etichetta indipendente che fa capo
ai Subsonica. Steela vengono da Borgagne, il cuore della zona calda del
reggae del Salento ma hanno scelto come riferimenti stilistici gruppi
come Africa Unite e Subsonica ed un'idea di reggae che ricorre all'elettronica
per trarre ispirazione anche da altri generi come la dance music o il
rock. Ascoltiamo dalle parole del cantante Moreno la storia degli Steela
e ci auguriamo di poterli incontrare presto per parlare delle ulteriori
tappe della loro carriera appena iniziata.
D: Come vi siete formati e come avete
deciso di suonare reggae?
R: Di suonare reggae l’abbiamo deciso
dieci anni fa quando ci chiamavamo ancora Salento Roots Project. L’eta’
media della band era intorno ai 12-13 anni. Abbiamo pensato di metterci
insieme per suonare reggae imitando Africa Unite ed altri gruppi reggae.
Abbiamo sempre suonato reggae in modo classico sino a tre anni fa quando
abbiamo cambiato nome in Steela e ci siamo appassionati anche alla dancehall…
D: Ma avete fatto anche dei concerti?
R: Si, anche se erano concerti di ragazzini
di quindici anni che suonavano in qualsiasi situazione si potessero trovare
con gli strumenti. Ti dicevo che tre anni fa ci siamo avvicinati piu’
al ragga un po’ più elettronico, ti direi alla Seeed e questa
è la musica che prediligiamo ora senza però trascurare il
reggae canonico. Sono del parere di cambiare un po’ il reggae insaporendolo
con cose proprio nostre…
D: Le canzoni di ‘1° livello’
le avete composte in un arco di tempo molto lungo?
R: Il lavoro di composizione di ‘1°
livello’ ha impiegato un anno e mezzo. Completate le liriche e le
basi è stato tutto molto veloce: abbiamo registrato in studio da
Madaski ed abbiamo scelto la Casasonica per fare uscire il disco…
D: Qual’e’ stata l’impronta
che vi ha dato in studio Madaski, considerando che ascoltando il disco
il suo tocco è abbastanza riconoscibile?
R: Madaski ci ha regalato la parte dub di
‘Mantrica’ ma a livello generale in realtà si è
solo limitato a correggere certi nostri eccessi sonori. A dire il vero
il 90% del suono dei brani dipende da scelte nostre perché siamo
andati al suo studio con delle idee molto precise ed abbiamo registrato
tutto nel brevissimo tempo di tre settimane. Le parti elettroniche erano
già piu’ o meno state fatte da noi in preproduzione in Salento
e su a Luserna abbiamo rifatto le parti vocali, le batterie ed ovviamente
il mixaggio fatto da Madaski.
D: Come siete entrati in contatto
con gli Africa Unite e la Casasonica?
R: Sia gli Africa Unite che i Subsonica li
abbiamo incontrati giu’ in Salento: immagina noi a quattordici anni
che lasciavamo le nostre cassettine di covers sia a Mada che a Max sperando
che ci producessero un disco a quattordici anni. Questa faccia tosta ci
ha permesso di arrivare a registrare un pezzo tre anni fa per la Casasonica
e cioè ‘Resto in piedi’, presente su ‘1°
livello’. Anche Max poi ci ha consigliato di registrare il CD da
Madaski perchè un grande riferimento per il suono reggae italiano.
Noi abbiamo sempre avuto come riferimento il suono di gruppi come Africa
Unite, Subsonica, Casino Royale: li abbiamo tutti visti suonare a S.Andrea
quando eravamo ragazzini.
D: Incuriosisce il fatto che voi
salentini non abbiate scelto di seguire lo stile dei Sud Sound System…
R: Noi stimiamo moltissimo i Sud Sound System
perché giu’ da noi hanno spianato la strada e hanno fatto
diventare il dialetto salentino musica, in questi termini gli dobbiamo
tantissimo. Quando avevo quattordici anni mi sono trovato anch’io
a prendere il microfono che girava alle loro dances…
D: Un’altra cosa che mi viene
in mente è che sembra che in Salento i ragazzi scelgano più
di cantare sulle ‘version’ o di mettere su un sound system
invece di unirsi e formare una band…
R: Si, è vero, giù c’e’
la cultura del sound system e questo dipende dall’influenza dei
Sud Sound System e dal fatto che molti li abbiano voluti seguire senza
aggiungere nulla. Noi fin dall’inizio abbiamo voluto suonare la
nostra musica invece di limitarci ad usare basi di qualcun altro, per
quanto questo sia per certi aspetti bellissimo. L’esigenza di suonare
le nostre cose arriva proprio dal voler fare la nostra cosa rispetto ai
generi che ci piacciono.
D: Parlami un po’ in generale
di ‘1° livello’…
R: Ogni pezzo di ‘1° livello’
è per me una precisa emozione provata nel periodo in cui lo abbiamo
composto. ‘Giostre’ arriva dalla carica accumulata dall’essere
stati a Torino a lavorare con Max per ‘Resto in piedi’. Da
li ogni minimo imput emotivo dall’esterno ha generato una canzone.
Io lo giudico un disco fresco perche’ le mie sensazioni sono state
tradotte in musica di getto.
D: Cosa speri che succeda a Steela
nei prossimi anni ora che siete arrivati al traguardo del primo disco?
R: L’ambizione mia più grande
è vedere un sacco di persone ad un nostro concerto. Noi puntiamo
tantissimo sui concerti perche’ crediamo che la dimensione del concerto
sia la nostra dimensione migliore, quella in cui trasmettiamo direttamente
la nostra musica. Mi interessa anche che i nostri dischi raggiungano il
pubblico ma tengo di piu’ alla gente che viene ai concerti. Noi
abbiamo comunque gia’ voglia di lavorare al prossimo disco per mostrare
una ulteriore crescita che secondo me è arrivata grazie alle esperienze
dei concerti. Gia’ il modo in cui suoniamo dal vivo i brani di ‘1°
livello’ mi fa percepire una maturazione. Ti devo dire anche che
i nostri computers sono pieni di nuovo materiale in vista del secondo
disco.
Recensione
'1° Livello'
Vibesonline.net - 2006
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