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RN Tickets: un'affare difficile
A cura di: Pier Tosi
Non vogliamo con questo articolo scendere in dettagli sulla storia di
RN Tickets anche perche' ulteriori particolari rispetto a quanto ci racconta
il loro leader STENA nell'intervista realizzata in diretta radio da Pier
Tosi il giorno dell'uscita ufficiale del loro ultimo CD 'Roof club' li
potete trovare nel loro easuriente website ufficiale all'indirizzo http://www.rntickets.com.
RN TICKETS proseguono da tempo (esistono dal 1993) una vena tipica del
reggae italiano ispirata da Steel Pulse e Bob Marley, quella per intenderci
degli Africa Unite, anche se il loro suono si e' spesso arricchito di
elementi moderni che li hanno apparentemente allontanati dal reggae classico.
Dai tempi del loro terz'ultimo album 'Lascia un po' di te' incidono regolarmente
per grosse etichette discografiche e grazie ad una sapiente politica di
singoli dal sapore 'radiofonico', sono una delle reggae bands italiane
ad ottenere maggiore visibilita' dai media ufficiali. Probabilmente grazie
a cio' possono arricchire la loro esperienza artistica con collaborazioni
importanti come quella di Ashton 'Familyman' Barrett che ha interagito
al loro penultimo CD 'La Isla', registrato in Jamaica e quella di Morgan
Heritage, presenti in un brano del loro recente 'Roof club'.
Questo loro ultimo lavoro rappresenta una piccola svolta verso un reggae
piu' essenziale e vicino al reggae classico, con tutte le suggestioni
che le lunghe frequentazioni jamaicane della band e di Stena in particolare
possono offrire alla loro ispirazione.
Su Vibes On Line potete trovare anche la recensione di 'Roof club'.
D: Puoi raccontarci
un po' la vostra storia? Credo siate il primo ed unico gruppo reggae selezionato
da Arezzo Wave.
R: Abbiamo iniziato con il circuito di Radio Popolare, da li siamo approdati
ad Arezzo Wave nel 1995 e abbiamo incominciato tutta la sfilza di concerti,
abbiamo fatto un sacco di cose ed ora siamo arrivati al quinto disco dopo
tante avventure, varie peripezie che ci sono successe lungo il cammino.
Siamo arrivati a 'Roof club' e siamo fieri del nostro percorso.
D: Vogliamo
ricordare anche gli altri vostri lavori?
R: Abbiamo fatto 'Metropoli selvaggia', un demotape di quattro pezzi,
il primo CD 'Squali' (1996), poi abbiamo fatto 'Un affare difficile' (1997),
'Lascia un po' di te' (1998), 'La isla' (1999) ed ora nel 2000 'Roof club'.
D: Parlaci
un po' del nuovo 'Roof club'.
R: 'Roof club' e' un disco concepito in Jamaica, nel senso che e' nato
proprio tra la spiaggia e la montagna con la chitarra acustica ed un quadernino,
ed e' un miscelarsi di cultura italiana e jamaicana, jamaicana per quanto
riguarda la base ritmica, il ritmo one drop, e la cultura italiana per
quanto riguarda gli argomenti, cioe' la vita che viviamo qui in Italia
ogni giorno per le strade. Credo siamo riusciti a fare una ricetta di
equilibrio tra le due culture.
D: C'e' un
brano, 'I&I praises' registrato insieme ai Morgan Heritage...
R: Si, abbiamo fatto un tour italiano insieme a Morgan Heritage affiancandoci
a loro in tre date ed anche per registrare questa 'I&I praises' che abbiamo
scritto noi RN Tickets e che loro hanno eseguito con noi a livello vocale
dimostrandosi veramente dei maestri.
D: Tra le
varie esperienze jamaicane vostre c'e' la partecipazione all'ultimo Reggae
Sumfest a Montego Bay quest'estate: ce ne vuoi parlare?
R: Dopo la mancata partecipazione al Sunsplash, siamo stati ricompensati
con l'invito al Sumfest supportato dal Jamaican Tourist Board. Volevo
infatti ringraziare il Jamaican Tourist Board per l'invito e Maria Carla
Gullotta che ha fatto in modo che tutto andasse nel modo giusto: per il
sesto anno di fila sono tornato in Jamaica ed abbiamo suonato a questo
festival tra vari ospiti su questo palco grandissimo...
D: Cosa pensavi
succedesse da prima?
R: Diciamo che i jamaicani sono tranquilli ma se non ti apprezzano ti
fanno capire che devi abbandonare il palco. La nostra sera avevamo Third
World, Skatalites, Morgan Heritage, Steel Pulse...
D: Era una
delle cosiddette 'International nights'?
R: Si, infatti c'erano anche Fugees, Shaggy ed altri ospiti americani.
Abbiamo suonato ed io francamente non mi aspettavo quello che e' successo:
e' stato un successone. Il concerto e' andato benissimo ed anche la accoglienza:
pensa che facevano dei quiz ad Irie FM chiedendo di indovinare la nostra
nazionalita' per mettere in palio i biglietti del Sumfest. Ne i giornalisti
ne il promoter si aspettavano un successo di questo tipo.
D: So che
avete suonato un altro concerto a Trenchtown...
R: Quel concerto nel mio cuore e' il piu' importante di tutti: abbiamo
suonato nella casa di Bob Marley, il luogo dove e' cresciuto. Eravamo
un po' timorosi di suonare li nel ghetto, credo che quasi nessun gruppo
bianco lo abbia fatto e tra l'altro per molti Rasta gli italiani sono
gli invasori dell'Etiopia...Invece e' andato tutto molto bene, il pubblico
era molto caldo e dopo un po' vari artisti sono venuti a chiederci di
partecipare al concerto, cosi' ci siamo ritrovati a suonare con al microfono
Bushman e Junior Kelly suonando i ritmi famosi come per esempio 'Liberation'
o i ritmi di Bob Marley. Per noi e' stata una cosa galattica e si e' deciso
di rifare una cosa simile con loro a Londra la prossima estate sempre
nell'ottica, come in quel concerto, di raccogliere fondi per Trenchtown.
D: Sei molto
giovane ma da sei anni non manchi l'appuntamento con la Jamaica e sei
innamorato di quella terra: cosa ti aspettavi la prima volta in cui sei
andato e cosa invece hai trovato e continui a trovare?
R: La Jamaica mi ha fatto crescere artisticamente e anche come persona
perche' in Jamaica mi sono ispirato grazie a tutta una serie di cose che
la ci sono e qui mancano. Al ritorno dal primo viaggio volevo tagliarmi
i capelli e cambiare musica, perche' l'impatto e' molto forte, soprattutto
per una persona che ama veramente il reggae. All'inizio e' molto dura
perche' loro ti fanno notare la differenza tra loro e te. Un po' alla
volta poi inizi a capirli ed in un certo modo ti inserisci, ma la prima
volta e' stato veramente un muro...
D: Siete una
delle poche band reggae italiane a lavorare a livello discografico con
delle grosse strutture: qual'e' la vostra esperienza con le vostre etichette
e cosa consigliereste in questo senso ad una band emergente?
R: Io innanzitutto consiglierei di essere aperti a 360 gradi e di non
escludere a priori nulla, perche' comunque bisogna prendere sempre le
cose con mentalita' aperta. Poi credo che le grosse etichette sono dei
grossi elefanti che fanno fatica a muoversi, il fatto che siano grosse
non significa che possano arrivare ovunque, anzi in genere non riescono
a fare le cose piu' semplici. Io consiglio di andare avanti con la propria
musica, di essere sempre se stessi e di non farsi influenzare dalle critiche:
bisogna credere in quello che si fa e portare avanti la propria voce perche'
ala fine i conti li fai sempre con te stesso e non con gli altri. Bisogna
portare avanti la propria bandiera ed alla fine sicuramente tutto torna.
D: Una domanda
sul vostro rapporto con Africa Unite: gli Africa vi hanno aiutato, siete
molto legati a loro, Mada vi ha prodotto e mixato i dischi e forse un
tempo qualcuno vi considerava un po' i secondi Africa Unite...
R: Noi siamo gli RN Tickets e i Tickets stanno da una parte e gli Africa
dall'altra anche se Mada ha collaborato con noi anche in questo disco
e abbiamo anche una apparizione di Bunna su 'Roof club'. Noi siamo fratelli,
ormai lavoriamo con loro da tanti anni che siamo un po' della famiglia
ed in Italia che lo si voglia o no le due famiglie Africa Unite e RN Tickets
sono abbastanza potenti nella musica reggae...
D: Potenti
in che senso?
R: Che si fanno sentire.
D: Dimmi un
po' cosa ti hanno insegnato in tutti questi anni Africa Unite.
R: Mada e Bunna mi hanno innanzitutto iniziato al reggae: grazie agli
Africa ho scoperto la musica reggae italiana e anche altra buona musica
italiana diciamo 'indipendente', e poi anche di riflesso la musica jamaicana.
Chi ha la possibilita' di farsi vedere diventa un apripista per gli altri,
almeno io credo funzioni cosi': quando una cosa esplode si tira dietro
tutte le altre.
D: Siete una
band dalla eta' media molto giovane e quindi siete cresciuti in un periodo
in cui il boom del reggae degli anni settanta magari era gia' lontano
e forse qualcuno gia' diceva che il reggae era morto: qual'e' la tua percezione
della musica reggae e quali sono le tue influenze?
R: Il reggae ha la caratteristica di essere una musica molto semplice,
che emoziona proprio nella sua semplicita'. Nel reggae e' molto importante
il testo perche' riesce a spiegare molte cose. Il reggae puo' essere,
come nel caso di tanti pezzi di Bob Marley, molto pop, cioe' far presa
su tanta gente. Ho avuto la fortuna di lavorare con personaggi importanti
come Ashton Barrett o di incontrare personaggi di grande talento come
per esempio Morgan Heritage e mi hanno fatto crescere artisticamente.
Io sono influenzato un po' da tutta la musica black, ma mi sento nel bene
e nel male nel DNA anche la melodia italiana. Da quando ho potuto scegliere
mi sono avvicinato alla musica nera e tra le mie influenze cito Bob Marley,
tanti artisti jamaicani e americani ma anche inglesi come Steel Pulse,
Aswad o UB40. Per la Jamaica voglio citare anche Abyssinians, Heptones,
Burning Spear...
D: Mi sembra
che in Italia come tutti i gruppi riscuotete piu' o meno consensi ma siate
stati alle volte vittime di pregiudizi in base a valutazioni non strettamente
musicali. Cosa ne pensi?
R: Ma, io credo che quando si entra in gioco bisogna giocare, quindi possono
arrivare le cose positive e le cose negative. Le nostre cose positive
sono tanta gente che ci ascolta, che viene ai concerti, tanti amici che
ci danno modo di fare musica, altri amici con cui collaboriamo come gli
Africa Unite.
Io non ho problemi con nessuno, credo che se qualcuno non vuole ascoltare
la nostra musica basta che eviti di comprare i nostri dischi e non c'e'
problema. I gusti personali sono sacrosanti ma a me da comunque un po'
fastidio quando si va un po' sul pesante sbandierando certe affermazioni
magari false solo per sentito dire e senza verificarle, perche' secondo
me e' l'ignoranza o la parziale ignoranza su di noi che entra in gioco.
Per esempio se uno ci giudica solo dai singoli, si sa che RN Tickets con
i singoli cercano di aprire un ponte per avvicinare il maggior numero
di persone a RN Tickets ma anche al reggae. Bisognerebbe conoscere anche
le nostre cose che di solito le grosse radio non passano e che sono piu'
legate al reggae.
Personalmente io vivo la mia giornata tra momenti di impegno e di non
impegno e per impegno magari intendo un impegno piu' spirituale e meno
politico, se comunque qualcuno mi vuole etichettare in qualche modo devo
subire questo perche' mi sono comunque messo in gioco. Il mio invito e'
comunque per tutti alla 'peace, love & unity'.
Si ringrazia
Ginka e la redazione musicale di Radio Citta' 103 Bologna
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