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Artist: Sinead O'Connor
Title: Throw Down Your Arms
Label: That’s why there’s chocolate and vanilla
Recensito da: Pier Tosi
Negli ultimi mesi dello scorso anno aveva destato parecchio scalpore,
soprattutto negli ambienti reggae, la notizia di una sorta di conversione
Rasta da parte della cantante irlandese Sinead O’Connor, dell’avere
preso Burning Spear come suo ‘guru’ musicale e spirituale
e della uscita di un suo nuovo CD tutto composto di sue versioni di classici
del vecchio roots. A proposito di Burning Spear, il CD prende il nome
di una sua nota canzone e su dodici canzoni il songwriting del grande
artista e’ rappresentato ben cinque volte in ‘Throw down your
arms’. Sinead ha creduto di andare sul sicuro scegliendo Sly &
Robbie come produttori, volando con loro in Giamaica e scegliendo un impressionante
repertorio di capolavori del roots reggae degli anni ’70 da omaggiare
in modo molto fedele. Quello di cui questa artista non ha tenuto conto
e’ il fatto non solo e’ difficile dare un tocco personale
e aggiungere qualcosa a queste intensissime canzoni ma che e’ parecchio
arduo anche cercare di rifarle in questo modo. ‘Throw down your
arms’ si apre quindi con una sorta di super-tributo a Spear con
‘Jah no dead’ (in versione acustica come nella colonna sonora
del film ‘Rockers’), ‘Marcus Garvey’, ‘Door
peep’ e ‘He prayed’ in sequenza: gli asciutti arrangiamenti
sono molto fedeli a quelli dei brani originali, la O’Connor e’
molto diligente ma l’inevitabile confronto con gli originali lascia
un po’ delusi e lo scorrere delle canzoni anche un pelo annoiati.
Lo stile della cantante irlandese e’ abbastanza piatto e non c’e’
quasi traccia della carica interpretativa di grandi episodi della sua
carriera come ‘Nothing compares to you’. Si procede piu’
meno allo stesso modo con ‘Y Mas Gan’ degli Abyssinians, ‘Curly
locks’ (l’originale e’ di Junior Byles e questo e’
forse il momento piu’ noioso del CD) e ‘Vampire’, in
origine una perla di Devon Irons prodotta da Lee Perry. Nell’ultima
parte del CD la scelta delle canzoni e’ andata a ‘Prophet
has arise’ di Israel Vibration, ‘Downpressor man’ di
Peter Tosh, la title track di Burning Spear e ‘War’ di Bob
Marley. La ballatona ‘Untold stories’ di Buju Banton e’
l’unico brano che fa capo al reggae contemporaneo e appare come
l’episodio piu’ adatto allo stile di Sinead e quello su cui
indubbiamente fa migliore figura. Premesso che e’ assolutamente
una lodevole iniziativa cercare di far conoscere al pubblico del pop personaggi
come Devon Irons, Junior Byles e la loro musica, il basso tasso emotivo
generale di questo ‘Throw down your arms’ dimostra che non
basta amare e promuovere un universo musicale cosi’ particolare
come il roots anni ’70 ma bisogna essere in grado di affrontarne
i vertici stilistici raggiungendo un livello di intensita’ almeno
paragonabile a quello di originali rifatti in modo cosi’ fedele.
Avremmo visto molto meglio Sinead O’Connor creare musica piu’
attuale e piu’ adatta ai suoi mezzi mantendendo la filosofia di
fondo del roots reggae classico e magari facendosi dare una mano da nuovi
interpreti della tradizione del reggae come per esempio I Wayne, Bascom
X o Natty King.
Vibesonline.net - 2006
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