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Artist: Smoke
Title: Routes
Label: Edel
Recensito da: Pier Tosi
Dopo il buon successo del loro primo
CD il vocalist Sean Martin è entrato in pianta stabile nel
gruppo ed il suo lavoro di composizione di tutte le liriche di questo
‘Routes’ è sicuramente uno degli ingredienti di un
disco molto sostanzioso e stimolante. ‘Routes’ è piuttosto
difficile da riassumere in poche parole e da catalogare: Smoke suonano
un reggae classico sontuosamente arricchito dai fiati e da ottimi arrangiamenti
ed il loro suono si è fatto più denso e stratificato in
questo secondo lavoro. Una certa solarità ‘soul’ del
disco di debutto si fa da parte per far affiorare una vena introspettiva
in cui comunque la matrice soul resta intatta. Forse esagerando potremmo
dire che il filo tematico che unisce i brani e questo tocco di introspezione
ci ricordano l’attitudine di ‘What’s going on’
di Marvin Gaye, la sua ricerca di forza interiore per cercare di capire
un mondo che perde sempre più di significato e si disumanizza.
La suadente ‘Island’ in apertura parla di un’isola lontana
dove vivere in pace ma come cantava Dennis Brown prendendo a prestito
le parole dei Van Dykes, nessun uomo è un’isola e noi tutti
abbiamo il dovere di pensare ad un qualsiasi dramma che riguarda la razza
umana come un po’ ad un nostro dramma personale. ‘Save all
the kids’ continua sul dovere di pensare alle future generazioni,
l’amico Raymond Wright unisce la sua voce a quella di Sean nella
grintosa ‘Hily place’ mentre ‘Wasn’t it you’
è una grande canzone soul-reggae. Nelle diciassette tracce non
c’è una caduta di tono e le composizioni sono tutte di ottimo
livello: ‘Routes’ significa percorsi e qui il termine può
assumere il significato di percorsi interiori ma anche veri e propri viaggi
che ci portano in Cina (‘Iron man wang’) o in Africa (‘To
them’ o ‘Kan Saro Wiwa’) a toccare con mano i danni
della globalizzazione che i nostri media ufficiali tendono sempre più
a nascondere o a tenere disgiunti dalle storie di persone come noi. ‘Routes’
ha anche la stessa pronuncia di ‘roots’ e questo significa
un ritorno alla carica di denuncia sociale della grande musica reggae
degli anni settanta. Chiudiamo dicendo che questo secondo sforzo degli
Smoke si mantiene lontano dagli stereotipi e dalla autoreferenzialità
di certo reggae per portare una ventata di vera vita nella mente degli
ascoltatori.
Vibesonline.net - 2008
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