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Artist: Lutan Fyah
Title:Phantom War
Label: Greensleeves
Distribuito in Italia da Goodfellas
Recensito da: Pier Tosi
Il non piu’ giovanissimo Lutan Fyah e’ uno
degli artisti ‘conscious’ piu’ seri ed ispirati dell’ultima
onda del new roots giamaicano. La media delle sue composizioni e’
eccellente ed e’ anche molto prolifico ma gli manca solo una cosa:
sto parlando della capacita’ di produrre quei guizzi di classe pura,
quelle giocate sopraffine che fanno si che un artista metta insieme una
punchline che vada in testa alle classifiche e resti a memoria futura
nella storia del reggae. In questo 2006 Greensleeves fa uscire il suo
terzo CD e cioe’ questo ‘Phantom war’ che in e’
in realta’ un assortimento di ben diciannove tunes di vari produttori
assemblata per l’etichetta inglese dalla Green Gorilla Media Inc.
Mantenere l’attenzione dell’ascoltatore per diciannove brani
filati e’ difficile ed infatti questo CD ha i suoi highlights ma
anche i suoi momenti prescindibili. L’ottima ‘Blood stain’
apre molto bene ‘Phantom war’ nel piu’ incontaminato
stile roots. La voce di Lutan si adatta molto bene alle combinations con
altri artisti ed infatti tra i momenti migliori troviamo la ormai famosa
‘Rasta still deh bout’ con Josie Mel e ‘Still deh deh’
In cui un ottimo ma non accreditato Mark Wonder si affianca al fiero Rastaman.
La title track va a riprendere molto convincentemente il riddim di ‘Bleach’
di I Wayne, in ‘Bits & pieces’ Lutan se la cava bene sul
Blaze di casa Pow Pow mentre in ‘Learn the hard way’ ritroviamo
lo Tsahai su cui ricordiamo volentieri ‘Receive’ di Junior
Kelly. Tra gli altri momenti forti la ballad acustica ‘Plant a seed’,
la suadente ‘Snares of death’ ed il coinvolgente roots di
‘Turbulent times’, ‘Bet on it’ e ‘Mother
earth healing’. Il fatto che le diciannove tracce siano divise tra
molti produttori non costituisce uno svantaggio perche’ tutti i
ritmi sono abbastanza adatti a questo artista roots e si legano tra loro
in modo abbastanza omogeneo. Un piccolo difetto e’ un po’
una monotonia generale di fondo dovuta alla mancanza di cui parlavamo
in apertura di recensione: per il resto ‘Phantom war’ si merita
una piu’ che piena sufficienza con gli auguri di ulteriore crescita
ad un artista che comunque ci sta molto simpatico.
Vibesonline.net - 2006
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