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Selecting is a must

a cura di Mimmo Superbass.
Pubblicato su Vibes fanzine 1998


Spesso non lo si vede neanche in faccia, e molta gente va a ballare senza fare molto caso a chi sta scegliendo la musica e a come sta passando da un disco all'altro, ma il silecta governa la dance hall, anche se in maniera pi sottile e discreta di chi usa il microfono.
Questo articolo parla dei DJ che fanno ballare la gente con i dischi reggae, allo scopo di far conoscere un p di pi questi personaggi sempre un p dietro le quinte, ma anche per dare agli stessi DJ degli spunti di riflessione, visto che sono alle prese con un ruolo molto difficile e delicato, un ruolo che investe aspetti che vanno dalla psicologia alla cultura musicale.

L'altra notte un DJ ha salvato la mia vita
Questo era il titolo di una canzonetta pop di molti anni f, ed effettivamente il Disk Jokey ha un grande potere: utilizza uno strumento potentissimo, la musica, in grado di colpire in profondit gli esseri umani, in maniera molto pi potente di altre forme artistiche.
A differenza del musicista, che innanzitutto tira fuori quello che ha dentro, e solo in un secondo momento decide se interagire o meno con chi lo sta ascoltando, il DJ ha la sua ragion d'essere primaria nella gente che gli sta davanti.
In realt il confine tra il musicista e il DJ molto labile, ma innegabile che nel DJ c'e' pi il fatto di essere "al servizio" del pubblico. Perch la gente non viene predisposta a fruire lo stato d'animo di un artista, viene per scoprire qualcosa di buono dentro se stessa, il soggetto dell'evento non sul palco, sulla pista.

DJ e silecta sono due cose diverse
Nella cultura del reggae sound system, il DJ colui che canta al microfono sulle basi, il componente pi immediatamente popolare del team che d la musica alla gente. Anche lui "gioca coi dischi", ed al servizio del pubblico: rappresenta un ruolo intermedio tra chi "fa" la musica e chi "la d".
"Selector" definito colui che normalmente si chiama DJ, e si tratta di un appellativo fondamentale per capire la specificit di chi suona i dischi reggae. Nell'hip hip, per esempio, il DJ un mostro di tecnica, capace di raffinatissimi mixaggi e di incredibili acrobazie col giradischi, e spesso si sostituisce al musicista suonando letteralmente i dischi come uno strumento. Nel reggae invece, per la stessa natura della musica, il fattore tecnico del mixaggio molto ridimensionato.
Ricordo che anni f, quando sceglievo e passavo i dischi a dei DJ professionisti nelle mie prime "serate reggae", ero schifato dal fatto che questi si ostinavano a modificare la velocit originale per far andare un disco a tempo con quello successivo. Questa preoccupazione era sconosciuta ai silecta dei sound systems che avevo visto a Londra, che si limitavano a far partire un disco dopo aver tolto l'altro. Anche per questo poi decisi di diventare un DJ: per non dover pi sentire la voce di Burning Spear diventare simile a quella di Paperino allo scopo di fare uno stronzo mixaggio, e far muovere la gente sempre pi veloce.

Il piacere di selezionare
Forse qualcuno penser che sono invidioso di bravo tecnicamente, e questo anche vero, ma effettivamente nel reggae l'enfasi sulla selezione. Anzi, in realt in qualunque genere il buon DJ colui che sa creare una buona selezione: sar lui a conquistare il cuore della gente, pi di chi sa screcciare da Dio e sa passare impercettibilmente da un disco all'altro.
Saper scegliere quale disco mettere dopo un'altro, saperne usare e dosare le potenzialit audioemotive in rapporto alla situazione, seguire un percorso coerente, mettere amore e sentimento in tutto ci, sono gli aspetti chiave dell'arte del buon DJ.
Il buon DJ uno che ama cos tanto la musica, che prova un piacere immenso a farla sentire agli altri valorizzandola il pi possibile.
Il silecta al servizio della gente, ma questo non vuol dire fare i jukebox umani. Vuol dire riuscire a fiutare le vibes che ci sono, guardare come si muove la gente, e partire cercando di parlare un linguaggio in sintonia con i loro umori, portando piano piano la dance nella direzione che si ritiene opportuna.
Quale che sia questa direzione poi diventa la vera differenza tra diversi bravi DJ. E' una direzione musicale, spirituale, che bisogna saper dare come se fosse naturale, senza imporla, bisogna essere permeabili senza farsi prendere la mano.
Una session come se fosse un unico brano, una sinfonia, ed i dischi sono le note, e di questa sinfonia oltre alla musica fa parte tutto ci che succede: le urla e i silenzi, i fischietti ed i movimenti di danza, il mixaggio come il vuoto fra un brano e l'altro. Le sinfonie stonate si dimenticano subito, ma quando sei riuscito a costruire qualcosa la gente se ne ricorda anche dopo mesi, anni. La soddisfazione pi grande per me quando qualcuno mi dice: "sai, ho cominciato a seguire il reggae da quando capitai in quella tua serata..."

Mixare, vuoto, o "a tappo"?
Saper selezionare importante, ma anche ovvio che il massimo quando questo si accompagna all'abilit tecnica. Essenzialmente la tecnica riguarda il saper passare da un disco all'altro senza far ammosciare la gente.
Con la maggior parte dei tipi di reggae, te lo puoi scordare di far entrare un brano sul ritmo di un'altro, ameno che non stai facendo un medley di versioni con la stessa base. La tecnica pi usata (elementare quando usi dei buoni piatti, ma richiede in ogni caso un minimo di abilit e senso del ritmo) quella di attaccare al volo un pezzo ad un'altro ( pi facile ancora se utilizzi la rullata iniziale del 90% dei pezzi reggae).
La vera originalit nel rito della reggae dance data dall'utilizzo del vuoto tra un pezzo e l'altro, per dare maggior carica emotiva ed enfasi al brano che comincia. Come dire: " finito un discorso, predisponetevi bene che ora ne comincia un'altro". Questo vuoto pu essere riempito in vari modi, tutti patrimonio del bagaglio di trucchi e competenze di ogni sound system, ma il modo pi potente in assoluto quando lo riempe la gente con urla e rumori.
In realt, nella pura tradizione del reggae sound giamaicano, non ci si pone molto il problema: il DJ (quello che canta) che sa tenere sveglia la gente, e in passato si usava un piatto solo. Oggi due piatti, e magari campionatori e tastiere, sono comuni anche nei sound giamaicani.

La poesia finale
L'ispirazione per questo articolo mi venuta da un'interessante "thread" di una mailing list su internet a cui ho partecipato l'anno scorso. Gli aderenti a "dub mailing list" di tutto il mondo si interrogavano e si scontravano sulle caratteristiche dell'arte del reggae DJ. Alla fine arrivata una mail definitiva di un certo Eric Hendy, e questi sono i suoi passaggi finali, di cui spero di essere riuscito a rispettare la poeticit nella traduzione in italiano dall'inglese.
" Penso che un buon DJ sia qualcuno che semplicemente fa si che la musica scorra. (...) Ad alcuni DJ piacere essere sottili, ed altri amano i trucchi d'effetto. I trucchi occorre che funzionino, e la sottigliezza occorre che non porti la gente a dormire. Alcune canzoni vanno bene insieme, altre no. La conoscenza del terreno, fa venir gi l'acqua, che scorre dalle montagne alle valli, ed infine evapora nelle nuvole, questo e' cio' che rende buono un DJ. Ed a volte l'inverno arriva e raggela lo scorrere dell'acqua, per poi liberarla nella primavera, la stagione successiva. Ma tutto questo e' solo un insieme di niente. Un buon DJ uno che si diverte mentre lo fa. Se la gente lo apprezza, il DJ avr il diritto di essere pagato. Se la gente non apprezza il divertimento del DJ, allora il DJ avr un'audience singolare... come me."


Vibesonline.net - 1998

 

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