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Giuliano Palma and The Bluebeaters live
a cura di Pier Tosi.
Pubblicato su Vibes fanzine 1996
Reggio Emilia, Maffia Club, 27 dicembre 1996: e' venerdi' notte, la
mezzanotte e' passata da circa dieci minuti e l'atmosfera all'interno
di questo piccolo e confortevole club e' piuttosto calda: inutile dire
che la pista vicino al palco e' stipata di ragazzi che stanno gia' muovendosi'
con la musica del selecter di turno. La band sale sul palco e il concerto
inizia alla grande: sul palco sette musicisti avvolti in completi gessati
gangster style suonano un original ska caldo e coinvolgente sospinto da
un riff di fiati assassino. Tutti e sette portano ciascuno un immancabile
paio di occhiali da sole.
A chi segue l'underground musicale italiano da un po' di anni (prima
della attuale salutare esplosione) i volti di alcuni di questi loschi
figuri suggeriscono qualcosa: per esempio il cantante non ricorda un poco
i Casino Royale, e quell'omino dai lunghi dreadlocks che suona compassato
il basso non sembra il cantante di Africca Unite, che a sua volta ricorda
un casino Bob Marley? Niente di meno sbagliato poiche' sul palco abbiamo
Giuliano Palma con i suoi fidi Bluebeaters, ovvero il ritorno del bluebeat,
la musica Jamaicana dal 1960 al 1969.
A questo punto e' doveroso tornare indietro di vari anni e piu' precisamente
al triennio 1989-1992. Per chi vuole mettere su una band ci sono molti
stimoli intreressanti dall'esterno: l'hip-hop e il reggae vanno forte,
una posse chiamata Soul To Soul rinnova il soul attraverso il dub e le
nuove tecniche di produzione, anche per chi resta vicino al rock, personaggi
come i Pogues e i Mano Negra mostrano che e' possibile rinnovare continuando
a fare musica 'popolare'. In particolare in Italia i torinesi Africa Unite
iniziano a raccogliere i frutti di un duro lavoro ormai decennale e soprattutto
una delle migliori bands in circolazione suona lo ska degli Specials ma
soprattutto degli Skatalites.
Si tratta dei Casino Royale, grandissima band formata da ragazzi stanchi
di suonare rock, che nel giro di pochi mesi e molti infuocati concerti
si conquista una fama addirittura di culto. Veramente bellissimi i concerti
dei Casino Royale: grande affiatamento, giusto equilibrio di grinta e
di rispetto ed amore per la tradizione e anche grande mestiere nello scomporre,
ricomporre e riarrangiare un repertorio ottimo e comunque in crescita.
Dopo il primo singolo, 'Stand up Terry' arriva un bel mini-album 'Soul
of Ska', che ampliato nel contenuto esce poco dopo come 'Ten golden guns'
sulla ska-label inglese Unicorn. Esce anche un altro grande singolo: 'Go
for the money' per la milanese Vox Pop. Sulla scia dei concerti la fama
del gruppo cresce ed arriva una opportunita' piu' seria: un contratto
ed un disco che dovrebbe essere meglio prodotto e meglio distribuito.
Purtroppo l'album e' 'Jungle jubilee', molto bello ma inferiore alle aspettative,
e da questa esperienza arrivano degli ostacoli che frenano l'indipendenza
del gruppo.
Il tempo passa ed in questa situazione 'stressata', lo ska inizia ad
essere un po' stretto ai Casino Royale e attraverso cambi di formazione
e mutamenti la band si avvia verso un futuro di successi modellandosi
uno stile che prende dal soul, dall'hip-hop e dalle ultime tendenze ma
mantiene un certo legame con il suono Jamaicano. Dei vecchi Casino Royale
restano i due vocalists Giuliano e Aliosha e, dietro i tamburi il batterista
originario, Ferdi. Nonostante le varie svolte stilistiche, resta l'amore
per lo ska e per il vecchio reggae carico di atmosfere soul: Giuliano
nei vecchi Casino Royale interpretava l'anima soul dello ska, mentre Aliosha
era il 'toaster', cosi', almeno per Giuliano ritorna la voglia di suonare
e cantare vecchio reggae, facendolo con grande passione e soprattutto
divertimento.
Con questi presupposti prende vita piano piano il progetto 'Giuliano
Palma & the Bluebeaters'. Oltre a Giuliano e Ferdi, rispettivamente voce
e batteria, viene coinvolto un manipolo di Africa Unite e cioe' Bunna,
vocalist degli Africa Unite assume nei Bluebeaters il ruolo di bassista,
alla chitarra Cato, che degli Africa Unite e' bassista, mentre Parpaglione
mantiene il suo ruolo originale e cioe' il sax. Dai nuovi Casino Royale
arrivano Kikke alle tastiere e Rata alla tromba e completa la band alla
seconda chitarra Zorro dai Fratelli di Soledad. E' doveroso menzionare
per svariati concerti del 1996 la presenza (ottima!) di Roy Paci dei Mau
Mau alla tromba.
Come si puo' notare quasi tutti i componenti provengono da gruppi che
necessitano di un impegno costante, cosi' i Bluebeaters partono come divertimento
'dopolavoristico' e devono giocoforza trarre i massimi risultati da ridottissime
sedute di prova. Per analoghi motivi e per tributare omaggio ad un suono
specifico il repertorio e' interamente composto di cover, anche nella
migliore tradizione delle party bands. Comunque l'idea di suonare solo
cover consente di togliersi lo sfizio di interpretare dei 'classici',
dei veri e propri gioielli del genere o viceversa di giocare a interpretare
in chiave original ska brani che non hanno molto a che vedere con questa
tradizione e questo e' cio' che succede in casa Bluebeaters.
Infatti se con uno stacco molto 'cinematografico' torniamo allo stage
del Maffia, i Bluebeaters si divertono proponendo uno spettacolo di alto
livello, approfittando anche del calore del pubblico: da dietro la ritmica
di Ferdi e Bunna, il primo molto a suo agio con i ritmi non frenetici
e con un suono molto 'Skatalites' (e chi ha visto suonare Lloyd Knibbs
nelle recenti apparizioni dei padri dello ska sa cosa voglio dire) e il
secondo assai 'cool' su questi giri di basso ormai classici. Sui lati
Cato e Zorro con due semiacustiche molto coreografiche saltellano in levare
seguiti da un Kikke molto swingante al piano elettrico (belli anche i
suoi assoli!). Al centro Giuliano con modi da grande interprete in questo
repertorio di grandi passioni ('I've got to tell you good bye/and I don't
want to see you cry' canta lui come un tempo John Holt) e soprattutto
sulla sinistra Rata e Parpaglione ai fiati, il cuore della band, veramente
degni degli originali interpreti dello ska.
Il repertorio si succede allegramente senza pause e nonostante il poco
tempo da dedicare alle prove e' veramente un bel mucchio di canzoni: dalla
gia' citata 'Don't want to see you' a due o tre classici strumentali Skatalites,
'Never let you go' dai vecchi Casino Royale, 'Tonight' ancora da John
Holt, 'Tell me now' di Marcia Griffiths (un occhio di riguardo, per i
Bluebeaters, nel loro repertorio, al suono Studio One), 'Everything I
own' di Ken Boothe (ma il pubblico ha all'orecchio la versione dei Culture
Club) e ancora svariati classici, tra cui belle versioni di 'White Christmas'
e di 'You'll be a woman soon' di Neil Diamond (riportata in auge dalla
colonna sonora di Pulp Fiction). Insomma, i 'Bluebeaters' vanno avanti
parecchio e tra le canzoni c'e' perfino una cover ska dei Kiss ('vi siete
appena ballati un pezzo dei Kiss' scherza Giuliano).
Insomma, un ottimo concerto nonostante la assenza di una vera chicca
e cioe' la vesione di 'Messico e Nuvole' di Paolo Conte. I Bluebeaters
se ne vanno soddisfatti: la sera seguente li aspetta un altro concerto
(l'ultimo per il 1996) a Bergamo, finche' dura la pausa dei vari Casino
Royale e Africa Unite. Sicuramente l'esperienza continuera' anche grazie
alla autopromozione che i Bluebeaters si fanno attraverso questi bellissimi
concerti, per cui spero di avervi reso curiosi e di avervi preparati alla
prossima sortita dei nostri gangsters, sempre che possa toccare le vostre
vicinanze, o all'eventualita' che i Bluebeaters decidano di lasciare qualche
testimonianza discografica.
Vibesonline.net - 1997
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