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Intervista a Ranking Joe
A cura di: Pier Tosi
Deejay stylee! Lo stile piu' immediato del reggae, legato alle dancehall
piu' infuocate, fatto in economia con un giradischi e un microfono e tanto
talento.Uno stile che viene da lontano, dalle dances prima che esistesse
il reggae e cresce e cresce fino ai sing-jay style o hardcore ragga attuali.
In mezzo tanta storia: da una costola USA del deejay style jamaicano nascono
addirittura il rap e poi l'hip-hop, generi che lo superano in popolarita'
e contaminano le culture musicali di tutto il mondo. In mezzo a questa
storia tre personaggi come Ranking Joe, U Brown e Joseph Cotton: tre personaggi
con una storia comune. Iniziando poco piu' che bambini a fare i deejay
ai tempi di U-Roy e I-Roy, i padrini del deejay style moderno, hanno dato
il loro apporto alla tradizione durante gli anni settanta e ottanta. Poco
importa poi che in questo vortice musicale tanti altri giovani e determinati
talenti li abbiano superati con il passare del tempo. Loro tre sono tornati
alla grande con il Blood & Fire Sound System per ricordare lo stile originale
e far sapere alla gente da dove viene e come e' cominciato. Con loro Steve
Barrow e Dominic di Blood & Fire ovvero, quando la migliore label del
mondo specializzata in ristampe diventa addirittura un sound system. L'intervista
che segue e' stata realizzata dopo una session a Bologna nel 1998, con
il supporto del One Love Hi Pawa Sound System.
D: Agli appassionati di reggae il tuo nome e' legato a una tua partnership
con il produttore/sound operator Jah Screw lavorando in un sound system
chiamato Sturgav: e' il sound system di U Roy?
R: Si, U Roy e' il proprietario, e' il suo sound personale...
D: E voi due eravate rispettivamente tu il deejay e Screw l'operator?
R: Si, ero il deejay insieme a U Roy e Jah srew era il selector.
D: Hai fatto tanti dischi anche come produttore, per esempio usando la
mitica Roots Radic Band...
R: Si, tante produzioni, anche sulla mia etichetta personale, la Ranking Joe.
D: Erano produzioni anni ottanta, periodo dancehall?
R: Si, perloppiu' nel periodo tra i settanta e gli ottanta.
D: Puoi dirmi qualcosa sugli inizi della tua carriera?
R: Be, ho iniziato molto presto, quando andavo ancora a scuola e prendevo tempo
ai miei studi per fare dischi, ai tempi di Duke Reid e Studio One. Il mio primo
brano risale al 1974, 'Gun court', nel periodo in cui c'era questo tribunale
delle armi in Jamaica, e' un pezzo sul ritmo di 'Mean girl' di Larry Marshall, ed
e' il mio primo disco, realizzato a Studio One.
D: Cosi' hai iniziato a registrare a Studio One?
R: Si, ho iniziato professionalmente a Studio One ed ero molto giovane: avevo 14
anni.
D: Ti sei mai esibito nel Coxsone Sound System?
R: No, nei giorni del Coxsone Sound ero troppo giovane.
D: Vuoi dire che nel 1974 non c'era piu' il Coxsone Sound System?
R: Si, Coxsone Sound era molto prima, ai tempi di King Stitt e Matchoucki, un
periodo diverso dal mio. Ho incominciato mentre andavo ancora a scuola ascoltando
la musica dei miei deejays preferiti, come U Roy, Big Youth, I Roy.
D: Quali sono i deejays sfidanti che tu ricordi sulle scene delle dances
degli anni settanta e ottanta?
R: In quei giorni incominciarono i primi clashes, con vari personaggi come
General Echo, Brigader Jerry. In quei giorni si sfidavano gli altri sounds,
clashes e cose del genere, tanti giovani arrivavano sulla scena, come Welton
Irie, Ringo, Lone Ranger, facevamo tante battaglie. Con molti sound systems in
tutta la Jamaica: il primo sound in cui lavorai era Ray Simbolic, che era il
sound n.1, poi il periodo con Jah Screw, poi ho girato l'Inghilterra con Errol
Dunkley, con uno dei primi sounds jamaicani in tour in Inghilterra. Ora siamo
parte della storia, esibendoci con il Blood & Fire Sound System, facendo lo stile
originale degli anni settanta e ottanta con me, U Brown e Jah Walton, anche
conosciuto come Joseph Cotton.
D: Hai vissuto tutti i cambi di ritmo e attitudine tra gli anni settanta,
ottanta e novanta...
R: Si ci sono stati molti cambiamenti...cambi dal one drop a ritmi
computerizzati, e una volta c'erano piu' ritmi suonati dal vivo...
D: Pensi che anche l'attitudine della gente e' cambiata?
R: Si, molta gente e' cambiata e molti giovani sono arrivati, ci sono stati
mutamenti verso la computer music, con un mescolamento con l'hip-hop, ma qualche
volta i cambi sono stati in meglio e qualche volta in peggio. I giovani sono
stati coinvolti dal reggae quando si e' mescolato con l'hip-hop, giovani
americani che in qualche caso hanno eleveto la musica a un livello diverso, ma
gli europei e i giapponesi amano ancora l'autentico reggae live, e un reggae piu'
spirituale, culturale, ed ecco perche' le cose stanno proseguendo. Siamo in giro
per celebrare uno stile che sta proseguendo. Blood & Fire e' arrivato per portare
avanti questa dancehall tradizionale, per mostrare alla gente quale e' stato
l'inizio, come al tempo di Tubby, gli anni settanta e ottanta...
D: Per fortuna c'e' un ritorno al vecchio spirito nella dancehall corrente:
gente come Buju Banton,...
R: Si, ecco perche' dicevo che i mutamenti sono stati in peggio ma anche in
meglio in certi casi, perche' con la computer music erano arrivate la volgarita'
e i testi sulle armi e la violenza e c'erano vari tipi di reggae. Ma c'e'
qualcosa che sta ritornando, perche' i giovani stanno portando la musica a un
livello diverso, qualcuno dice cose sbagliate ma dopo un po' ci ripensa e capisce
cosa ha combinato, cosi' cambia in mrglio, cosi' Buju Banton e altri giovani
stanno elevando la gente su un livello piu' alto, con vibrazioni culturali, cosi'
c'e' un ritorno alle vibrazioni migliori.
D: Alla fine degli anni settanta c'era una supremazia dei dread
deejays, i deejays rasta. Erche' secondo te all'inizio degli anni ottanta
in un certo modo essi hanno perso questa supremazia?
Perche' come ho detto le cose cambiarono loro dicevano la verita' e
parlavano di cultura e nessuno voleva piu' ascoltarli, cosi' il messaggio
cambio' e i giovani ebbero l'opportunita' di parlare di cose che vedevano
e vivevano nei ghetti e c'era una vibrazione diversa di quella di quei
tempi passati, ma ora c'e' un ritorno alle vibes culturali, e' come
un circolo che gira in tondo...
D: Abbiamo ascoltato tantissime combinations tra deejays e cantanti,
sapendo che spesso le due parti venivano registrate in tempi diversi:
ti ricordi se qualche volta un tempo cantanti e deejays registravano
cantando insieme in studio?
R: Si, molte volte. All'inizio era fatto da cantanti e deejays insieme, come al
periodo dei Paragons con U Roy, poi la musica si e' elevata tecnologicamente, i
deejays non erano piu' necessari quando il cantante registrava, grazie alle
tracce differenti. Una volta si cantava tutti insieme e forse c'erano vibrazioni
migliori, ma se sei un buon deejay puoi seguire bene un cantante anche se e'
preregistrato e a sentire il risultato sembra che le due persone hanno cantato
insieme.
D: Mi e' piaciuto il tuo album Ariwa 'Fast forward to Africa': qualche
parola su quella esperienza...
R: Lavorare con Mad Professor e' stata una bella esperienza, perche' lui mi
ricorda la tradizione di King Tubby, mantenendo lo stesso modo di mixare in modo
creativo. Cosi' e' stato soddisfacente lavorare con lui: e' un grande album,
rappresenta una specie di cambiamento di direzione nella mia carriera, verso una
piu' diretta e focalizzata direzione culturale.
D: Ed ora stai lavorando con i ragazzi della Easy Star in new York?
(la Easy Star e' una piccola etichetta di New York, che ha fatto un
pugno di bellissimi singoli roots and culture, suonati con strumenti
non digitali: e' un'esempio di vitale etichetta indipendente Usa N.d.a.)
R: Si, ho registrato una cosa l'altro giorno per loro.
D: Ai vecchi tempi, i deejays come te e i selectors delle dancehalls usavano
scalette pre-costruite o era tutto improvvisato?
R: Era tutto casuale, improvvisato: si cercava di captare le vibes della gente
che ballava. Tutto era fatto in modo creativo, spontaneo, con molti stimoli a
improvvisare.
D: Pensi che ci sono differenze tra lavorare con un produttore
che lavora anche nei sound systems e lavorare con un produttore che
ha solo il business dei dischi? Pensi che un produttore che e' anche
un selector puo' capire meglio quali sono i ritmi e le vibrazioni piu'
adatte?
R: Si, sicuramente! Chi lavora nei sound systems e' coinvolto nelle
dances e sa come usare diversi tipi di musica e di conseguenza arriva
in studio direttamente sapendo cosa vuole, che e' poi cio' che la gente
vuole, cosi' e piu' semplice lavorare con persone che hanno questo approccio.
Vibesonline.net - 1998
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Ranking Joe al microfono,
durante una session del Blood And Fire Sound System.
Roma 1988, foto Vibesonline.net. |